Dal 13 al 16 giugno si è tenuto a Firenze il Pitti uomo, 92° edizione di quella che ormai è considerata a livello mondiale la più importante rassegna dedicata allo stile maschile.

Occasione di incontro professionale, ma anche mondano, passerella internazionale di nuove esaltanti tendenze e alcuni, discutibili eccessi.

Pitti uomo 92

La 92° edizione di Pitti uomo conferma in maniera decisa una nuova eleganza rilassata, fatta di dettagli, grande ricerca di tessuti, manualità e gusto tipicamente italiani, impossibili da replicare con manifatture estere a basso costo.

Un Pitti 92 quindi decisamente all’insegna di un nuovo “gentleman’s street style”, che non trae più ispirazioni dagli eccessi di uno stilismo ormai distaccato dalla realtà, ma crea uno stile assolutamente personale, dettato dalle proprie esperienze di vità ed ispirato ad iconici riferimenti di stile.

Quindi molte giacche. Molli e rilassate, sostituiscono le maglie per il tempo libero, più impostate e sartoriali, con revers importanti, per le occasioni formali.

Gli abiti hanno spalle sartoriali e tessuti ispirati alla vecchia drapperia, i pantaloni costruzioni strutturate e tessuti composti, molti galles, righe e seersucker.

Il nuovo gentleman, ormai indossa la t-shirt stampata solo per occuparsi della cura della propria cafè racer, scende in spiaggia in maniche di camicia e non abbandona la giacca nemmeno per un aperitivo con gli amici, indossa le bretelle anche sul jeans, colleziona pochette da taschino e cravatte fatte a mano, rigorosamente sfoderate.

Sceglie con cura scarpe artigianali, rigorosamente “blake rapid o goodyear welted”, predilegendo per le occasioni informali pellami morbidi e lavati e impeccabili vitelli spazzolati e cordovan per gli abiti più formali.

Ma la vera differenza la fa la capacità ed il gusto di miscelare tutti questi elementi, stravolgendo ogni convenzione, è proprio questo personalissimo “mix and match” a creare un nuovo stile, molto difficile da scimmiottare per chi non ha un backgroud adeguato.

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In questo scenario, chi conosce il nostro percorso dell’ultimo decennio lo sa bene, ci muoviamo con grande agilità, i maggiori rappresentanti di questo “risveglio stilistico” sono da anni presenti da protagonisti nella nostra proposta.

Il fermento più interessante arriva proprio dal distretto Martinese, la Puglia, che per anni ha prodotto capi di alto livello per i più importanti stilisti italiani ed esteri, oggi è in grado di esprimere una proposta autonoma apprezzata in tutto il mondo.

Tagliatore in testa, con la sua proposta sempre più decisa ed intransigente, ma anche Berwich, con una produzione specializzata nel pantalone, 0909 abiti e giacche dal sorprendente rapporto stile/qualità/prezzo, Hevò, da sempre specializzato in capi spalla e cappotti, oggi hanno una connotazione stilistica definita non solo in linea con le nuove tendenze, ma anche in grado di stabilire nuovi canoni estetici.

Il primo a dare una sferzata stilistica decisa, con la linea Pino Lerario, è stato proprio Tagliatore, una selezione di tessuti esclusivi, progettati personalmente da Pino Lerario e prodotti dai migliori tessutai italiani, un fit completamente rinnovato, revers larghi ispirati ad un gusto decisamente gentleman.

La proposta completata e sottolineata dalla presenza sotto ognuna delle sue giacche di gilet, doppiopetto o singolo, con revers da giacca o sciallati, ne fa una vera e propria “main line”.

Anche Lardini, storica azienda sartoriale, forte di una rete distributiva internazionale strutturata da decenni, affianca alla sua proposta più classica una linea dal gusto decisamente “dandy”, che prende il nome dal suo designer,  Gabriele Pasini, esperto in sartoria maschile di scuola napoletana che da più di 25 anni rivisita in chiave british l’estetica classica dell’uomo, esasperandone linee e dettagli per costruire un sofisticato senso di eleganza.

La collezione di Pasini si focalizza sull’abito a tre pezzi completo di gilet, con meticolosa attenzione ai dettagli e all’utilizzo di tessuti vintage che si muovono fra tradizione italiana e british.

Traendo forte ispirazione dall’estetica dandy nella sua forma più sobria e meno “modaiola”, il designer personalizza ogni singolo capo lavorando su fit particolari, revers, bottoni realizzati da orafi vicentini, cravatte in seta di Como, tutta una serie di particolari sempre personalizzati con un gusto personale.

Anche qui i revers sono pronunciati, mentre i tessuti si ispirano alla tradizione inglese, galles, tartan, gessati e piedepoul si sovrappongono creando ironici contrasti con camicie stampate e accessori da vero gentleman.

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Altro esponente di spicco della corrente dandies, pugliese doc, è John Sheep. La sua è una collezione da sempre dedicata alla ricerca nella realizzazione di giacche ed abiti sartoriali con l’uso esclusivo di tessuti in jersey di cotone e lana, spesso con lavorazione jacquard.

Le giacche e gli abiti di John Sheep sono un particolare mix tra giacca e maglia, ed anche nelle composizioni più estreme, grazie al fit aderente ed impeccabile, sono l’emblema iconico delle giacche “New Gentleman”.

I dettagli, come la “ticket pocket”, il bottone solitario in metallo, le fodere in tessuto da camiceria, rendono la giacca di John Sheep, un capo unico dal sapore d’altri tempi, ma al tempo stesso estremamente moderno.

Novità di questo Pitti 92, la giacca camicia in denim leggero, dai volumi composti, le impunture a vista ed, appunto, la leggerezza di una camicia.

Un perfetto Dandy del 21° secolo, non può fare a meno di una delle sue giacche!

In tema di tessuti esclusivi, sempre presente nella nostra proposta, la giacca di Ernesto non teme confronti. Veri e propri prototipi, destinate ad essere attualissime dopo diverse stagioni, le sue giacche sono l’oggetto del desiderio degli appassionati.

Tra i nuovi inserimenti, destinati al nuovo corso di George’s Officina, spiccano le giacche decostruite di Man1924, piccola collezione spagnola di giacche da vero “rugged gentleman” dai volumi morbidi e dai tessuti ruvidi e lavati.

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